{"id":9737,"date":"2021-06-24T14:23:48","date_gmt":"2021-06-24T12:23:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.enricobonino.com\/?p=9737"},"modified":"2021-06-24T15:19:37","modified_gmt":"2021-06-24T13:19:37","slug":"pizzo-duccello-via-oppio-colnaghi-del-1940","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.enricobonino.com\/en\/pizzo-duccello-via-oppio-colnaghi-del-1940.html","title":{"rendered":"Pizzo d&#8217;Uccello &#8211; via Oppio Colnaghi del 1940"},"content":{"rendered":"<p>Credo che certe vie debbano essere percorse a priori, belle o brutte che siano. Fanno parte della cultura alpinistica, ci fanno essere pi\u00f9 consapevoli di ci\u00f2 che \u00e8 stato e di ci\u00f2 che \u00e8 ora l&#8217;alpinismo. Immaginarmi su per di l\u00e0 nel &#8217;40 con scarponi in cuoio e a malapena un imbrago&#8230;ecco non mi ci immagino proprio. Eppure negli ultimi anni ho fatto salite molto pi\u00f9 impegnative, aperto itinerari un p\u00f2 ovunque nel nord ovest. Ma credo sia importante confrontarsi con itinerari storici e classici d&#8217;ogni zona per ritrovare la giusta dimensione e fare esperienza.\u00a0<\/p>\n<p>La via Oppio Colnaghi al Pizzo d&#8217;Uccello non \u00e8 certo il test-piece dell&#8217;alpinismo moderno: non ha difficolt\u00e0 eccessive, non si erge sopra un ghiacciaio, non ha un avvicinamento himalayano, se tutto va bene per merenda sei alla macchina. Ma rimane una grande parete di cui avere timore e rispetto: ci sono rischi oggettivi, \u00e8 lunga, complessa, non ci si pu\u00f2 ritirare, la roccia non \u00e8 il granito della Val di Mello! Ci sono grandi contrasti su questa via perch\u00e9 si sale molto in alto, ma vi \u00e8 poca esposizione per via dei camini profondi in cui ci si infila; si sentono gli uccellini cinguettare, ma magari ti tirano un sasso in testa; la vista sulla media montagna \u00e8 verdeggiante e quieta, ma se accumula e prendi il temporale in parete puoi farti il segno della croce! Insomma un bel mix di emozioni e aspetti diversi della scalata. Nonostante la bassa quota l&#8217;ingaggio c&#8217;\u00e8, nulla da invidiare alle Dolomiti se non la roccia bella \ud83d\ude42\u00a0<\/p>\n<p>Fare una relazione dettagliata di questa via lo trovo abbastanza inutile. Su internet se ne trovano di tutti i tipi, e data la complessit\u00e0 della via, se segui i minimi dettagli \u00e8 quasi certo che ti perdi o perdi tempo. Credo sia pi\u00f9 importante avere un buon disegno generale della linea, che allego o che si trova sul web; \u00e8 certamente utile andare il giorno prima fino alla forcella Siggioli (30 min dal rifugio Dongani) a studiare la parete e avere pochi utili dettagli della via.\u00a0<\/p>\n<p>REGOLE DA SEGUIRE:<\/p>\n<ul>\n<li>non contare il numero dei tiri;<\/li>\n<li>non fermarsi a sostare ogni qual volta si trovano 2 chiodi vicini;<\/li>\n<li>seguire tendenzialmente i camini (sono pochissimi i tratti in cui si esce all&#8217;esterno);<\/li>\n<li>ribattere i chiodi di sosta;<\/li>\n<li>portare scarpette comode;<\/li>\n<li>portare casco di ghisa;<\/li>\n<li>usare pi\u00f9 l&#8217;intuito della relazione<\/li>\n<\/ul>\n<p>MATERIALE:<\/p>\n<ul>\n<li>1 corda singola da 50m;<\/li>\n<li>1 serie di friends dallo 0.3 al 3 BD;<\/li>\n<li>cordini da abbandono;<\/li>\n<li>martello;<\/li>\n<li>10 rinvii allungabili;<\/li>\n<li>fettucce e cordini vari;<\/li>\n<li>t-bloc o ropeman;<\/li>\n<\/ul>\n<p>NOTE UTILI:<\/p>\n<p>L&#8217;attacco si trova facilmente (1h30 dal rifugio Donegani). Dal tetto a forma di freccia (o triangolo, evidente) risalire bordo parete per 100m circa. Anche da lontano si intuisce la linea di debolezza con fessure erbose che portano ad un lungo tetto orizzontale. L&#8217;attacco si trova a sx dietro ad un pilastrino, chiodo e cordone marcio.\u00a0<\/p>\n<ul>\n<li>Salire dritti fino ad uno spuntone piantato nell&#8217;erba alla base di uno strapiombetto\/colatoio. Aggirarlo traversando a sx in placca (chiodo nascosto che si vede all&#8217;ultimo) per poi tornare a destra salendo fino alla rampa erbosa, sosta su friends;<\/li>\n<li>La rampa erbosa si pu\u00f2 fare tutta di conserva protetta. Arrivati alla fine della rampa c&#8217;\u00e8 una serie di gradini pi\u00f9 ripidi che sostengono un diedro fessurato. Risalire i gradini e aggirare il diedro a sx fino alla sosta;<\/li>\n<li>Arrivati alla targa &#8220;lotta continua&#8221; prendere il camino di dx. Alla biforcazione si pu\u00f2 sia andare a sx che a dx. Io sono andato a dx per rampa fino ad un chiodo. Da qui ho traversato a sx in placca posizionando un friend e rinviando due chiodi che si vedono all&#8217;ultimo per ritornare nel camino principale. NON farsi tirare da un chiodo una decina di metri pi\u00f9 su sul pilastro;<\/li>\n<li>Intorno a L11 \u00e8 evidente dove uscire dal camino e traversare a dx (le relazione lo danno passo di A0 su 3 chiodi di cui uno rotto). Si traversa sia in A0 che scalando e si raggiunge il filo dello sperone verso destra percorrendo risalti detritici;<\/li>\n<li>da qui con 2 tiri lunghi, e rimanendo sempre sul filo dello sperone, si raggiunge la base del diedro sopra alle cenge erbose. Il diedro \u00e8 quello profondo e apparentemente erboso. Noi non abbiamo incrociato la scritta &#8220;poteri alle masse&#8221; ma \u00e8 davvero evidente;<\/li>\n<li>Il tiro del diedro \u00e8 lungo, forse il pi\u00f9 sostenuto ma molto ben proteggibile. Usciti dal diedro seguire la rampa erbosa a sx che porta a superare lo sperone, in direzione dei camini finali;<\/li>\n<li>Arrivati in un catino che spezza il camino (due chiodi ad anello), NON farsi tirare ad andare a destra in direzione di una sosta a spit tagliati e dei cordoni molto in alto a destra, sul filo di spigolo! Dalla sosta con due chiodi ad anello tornare nel camino e sostare pi\u00f9 in alto, sul fondo dello stesso, su 3 chiodi da collegare;<\/li>\n<li>Percorso l&#8217;ultimo camino strapiombante (pi\u00f9 impressionante che difficile) \u00e8 comodo sostare a sinistra nella nicchia su due chiodi;<\/li>\n<li>Andare a destra fino alla sella, rinviare la sosta a cordoni gialli e seguire il filo del pilastro fino ad un terrazzo con chiodi e vecchio spit;<\/li>\n<li>Da qui traversando qualche metro a dx si segue il diedro e il pendio detritico fino in vetta.<\/li>\n<\/ul>\n<p>DISCESA: seguire i bollini rossi (passi di disarrampicata esposti, II grado). Si incontra una scritta sbiadita su un sasso che indica un sentiero che riporta alla forcella Siggioli: NON andare in quella direzione, ma seguire il sentiero che porta in direzione delle cave e poi al rifugio. 1h20 circa.\u00a0<\/p>\n<p>A noi la via non \u00e8 piaciuta (Roberto ed io), ce ne sono di molto pi\u00f9 belle in Dolomiti sullo stesso genere. Ma sono contento di aver percorso anche questo pezzo di storia e di aver esplorato la parete pi\u00f9 grande delle Apuane. Come dicevo credo che sia utile percorrere queste vie al di l\u00e0 della loro bellezza, sono certamente didattiche e sono un tassello importante nella propria cultura alpinistica.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Credo che certe vie debbano essere percorse a priori, belle o brutte che siano. Fanno parte della cultura alpinistica, ci fanno essere pi\u00f9 consapevoli di ci\u00f2 che \u00e8 stato e di ci\u00f2 che \u00e8 ora l&#8217;alpinismo. 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