{"id":620,"date":"2014-09-18T16:50:03","date_gmt":"2014-09-18T14:50:03","guid":{"rendered":"https:\/\/enricobonino.devel07.com\/pilier-dangle-via-bouchard-boivin-vallencant.html"},"modified":"2020-03-14T22:56:51","modified_gmt":"2020-03-14T21:56:51","slug":"pilier-dangle-via-bouchard-boivin-vallencant","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.enricobonino.com\/en\/pilier-dangle-via-bouchard-boivin-vallencant.html","title":{"rendered":"Pilier d&#8217;Angle &#8211; Via Bouchard\/Boivin-Vallencant"},"content":{"rendered":"<p>La parete N del Pilier d&#8217;Angle era davvero l&#8217;ultima delle salite che avevo in mente di fare a breve. I ricordi del 2007 quando salii la combinazione Cecchinel\/Boivin, della traversata sotto i seracchi, \u00a0e della nostra permanenza per una buona mezz&#8217;ora sotto il tiro dei &#8220;giganti&#8221; cercando di districarci tra i dedali strapiombanti della terminale, \u00a0non mi davano certo lo stimolo per ritornarci. E in vece, cos\u00ec per caso, mi son nuovamente trovato li, sul ghiacciaio della Brenva del Monte Bianco&#8230;<\/p>\n<div>\n<p>Come \u00e8 stato ampiamente mediatizzato la parete N delle Grandes Jorasses \u00e8 stata presa d&#8217;assalto per le condizioni eccezionali che si sono presentate dopo un&#8217;estate all&#8217;insegna delle precipitazioni. Quella parete \u00e8 il sogno di qualsiasi alpinista, bravo o meno bravo. E&#8217; un momumento alla storia dell&#8217; alpinismo, e con quella storia e quel sogno ci sono cresciute generazioni di appassionati. Uno tra la mischia \u00e8 Max, si il &#8220;solito&#8221; Max, uno dei pochi che conosco le cui energie sorpassano i sogni!!! Era quasi un anno che non facevamo nulla insieme, ma con un paio di sms \u00e8 gi\u00e0 tutto definito&#8230; tranne l&#8217;obbiettivo preciso. L&#8217;idea di andarmi a cacciare in mezzo alla folla, sulla parete N delle Grandes Jorasses non mi entusiasmava davvero. Eppure, chiunque sarebbe stato eletrizzato dall&#8217;idea di andarci!!! Condizioni ottime, tante vie in condizini&#8230; non era neanche da chiederselo. E invece mi pongo sempre molte domande, e di fare le cose &#8220;perch\u00e9 devo farle&#8221; (lavoro) proprio non mi va, neanche se si tratta delle Grandes Jorasses.<\/p>\n<p>Durante il viaggio in macchina sono silenzioso e pensieroso: l&#8217;ingaggio non \u00e8 un problema, la difficolt\u00e0 neanche, salire &#8220;la nord&#8221; con un cliente non mi preoccupa&#8230;cosa c&#8217;\u00e8 che non va?! Manca la motivazione. Mi turba l&#8217;ambiente, l&#8217;atmosfera che respiro non ancora varcato il confine. Condividere quell&#8217;esperienza con cosi tanti alpinisti per lo pi\u00f9 improvvisati, veder sminuire in modo cos\u00ec palese una parete leggendaria, e dover avere l&#8217;ansia all&#8217;1 del mattino di dover correre per essere il primo, proprio non ne avevo voglia, mi dava tristezza pi\u00f9 che gioia.<\/p>\n<p>Mentre ci avviciniamo al Monte Bianco, in zona Courmayeur, comincio a guardarmi intorno, a rimuginare, a far girare sempre pi\u00f9 forte le rotelle che ho in testa, che stanno ormai quasi fondendo nell&#8217;inconscio intento di trovare un&#8217;alternativa, di trovare un posto dove assaporare un minimo di alpinismo con la A maiuscola e di poterlo condividere in solitaria armonia con il mio cliente. Senza riflettere prendo il telefono e chiamo l&#8217;amico Francesco che \u00e8 spesso in zona rifugio Torino con l&#8217;occhio attento. Senza riflettere gli chiedo della Blanche, cosa ne pensasse delle condizioni e subito dopo la mia immagine mentale si sposta poco pi\u00f9 a destra sul Pilier d&#8217;Angle. Mentre mi sente parlare Max, senza fiatare, parcheggia l&#8217;auto sul piazzale della Funivia della Val Veny, come se i nostri pensieri si fossero gi\u00e0 incontrati, e avessero gi\u00e0 parlato e deciso. Scendiamo dalla macchina, un breve scambio di parole per decidere che materiale portare. Poi la navetta, la funivia, il binocolo dalla terrazza del rifugio. Mezz&#8217;ora dopo eravamo sul ghiacciaio del Gigante in direzione della Fourche. Il giorno seguente, durante la traversata verso il Pilier, eravamo tranquilli, sereni, non sentivamo il peso del &#8220;gigante sospeso&#8221; sulle nostre teste, perch\u00e9 eravamo nel posto giusto, al momento giusto, con lo spirito giusto. Passata la terminale quasi inesistente, i primi raggi del Sole ci illuminano e ci scaldano, tutto il versante Brenva si infiamma coronando il sogno di Max e rendendo la giornata perfetta!<\/p>\n<p>La salita si svolge senza intoppi, a parte il caldo torrido non previsto che ci accompagna fino in vetta al Monte Bianco. La cresta di Peuterey \u00e8 davvero infinita quanto bella, salendo sembra di poter accarezzare i Piloni del Freney e i nostri occhi ne scrutano ogni centimetro quadro. L&#8217;arrivo in vetta \u00e8 come sempre emozionante, sopratutto quando ci troviamo solo in 4 a condividere quel panorama meraviglioso. unica pecca: ci fermiamo al rifugio del Gouter per la notte dove veniamo spennati con 150 euro in 2 dormendo per terra, mangiando malissimo e senza fare colazione!!! Ma prima o poi gli scoppier\u00e0 una bombola mentre non c&#8217;\u00e8 nessuno dentro, e quella piccola grande &#8220;navicella spaziale&#8221; che \u00e8 il rifugio nuovo, precipiter\u00e0 inesorabilmente a valle.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La parete N del Pilier d&#8217;Angle era davvero l&#8217;ultima delle salite che avevo in mente di fare a breve. 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