{"id":618,"date":"2013-08-27T16:40:03","date_gmt":"2013-08-27T14:40:03","guid":{"rendered":"https:\/\/enricobonino.devel07.com\/pilastro-sud-del-freney.html"},"modified":"2020-03-14T22:55:34","modified_gmt":"2020-03-14T21:55:34","slug":"pilastro-sud-del-freney","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.enricobonino.com\/en\/pilastro-sud-del-freney.html","title":{"rendered":"Pilastro Sud del Freney"},"content":{"rendered":"<p>Il Freney, per la sua storia e la sua collocazione remota nel massiccio del Monte Bianco \u00e8 il sogno di ogni alpinista. Tutte le vie che percorrono questo versante escono in vetta e hanno tutte un ingaggio notevole. Il mio modo di andare in montagna e di fare la Guida Alpina mi porta spesso controcorrente nell\u2019affrontare le salite: di preferenza da solo con il mio cliente su itinerari poco frequentati o con strategie che mi permettono di esser nel posto giusto al momento giusto senza nessuno intorno. Uno potrebbe dire: come complicarsi la vita! Ma sentirsi soli al mondo in un confronto primitivo tra l\u2019alpinista e la natura, esplorare un luogo nuovo e condividere questo con un compagno di corda \u00e8 la soddisfazione per me pi\u00f9 grande. Farlo da professionista \u00e8 la realizzazione di un sogno.<\/p>\n<div>\n<p>L&#8217;idea del pilastro Sud del Freney mi \u00e8 balzata quando siamo andati allo Sperone della Brenva. Dopo l\u2019incidente del 2011 sto ritrovando la forma e la motivazione, ma essendo al momento tecnicamente poco allenato su roccia volevo una salita ingaggiata, che fosse anche un\u2019\u201calpinata\u201d e non solo difficolt\u00e0 pura. Il Freney ha sempre attirato la mia attenzione, sopratutto quei pilastri che sembrano dimenticati. Durante la salita alla Brenva, il Pilone centrale sembrava ancora innevato, mentre il Pilastro Sud sembrava quasi acquistare un miglior aspetto per esser scalato. Ma come raggiungere l\u2019Eccles e la base della via? Il compagno ideale per la salita non pu\u00f3 che essere Ma\u2026 un cliente fortissimo che sta migliorando a vista d\u2019occhio e che nel tempo \u00e8 destinato a diventare compagno di corda in amicizia.<\/p>\n<p>Ci pensiamo un p\u2019 su e decidiamo di raggiungere il Col di Peuterey traversando l&#8217;Aiguille Blanche che non abbiamo mai salito. Partiamo dal Monzino la mattina presto, scendiamo dal colle dell\u2019Innominata sul ghiacciaio del Freney e ci avviciniamo alle cengie Schneider, punto di partenza per la salita. Nei pressi dell\u2019attacco una grossa frana cade dalla parete e ci lascia interdetti. Ci guardiamo. Siamo obbligati a passare sotto al canale per attaccare la variante alta delle terrazze. Che fare? Di scendere e fare il giro basso non ne abbiam voglia. Ci guardiamo intorno. Sembra possibile passare il ghiacciaio nella sua parte alta. E se provassimo a salire i Rocher Grouber? S\u00ec, proprio quelli della tragedia del \u201961. Sembriamo entrambi d\u2019accordo. O la va o la spacca! Mi sento come se stessi ridicolizzando la Storia\u2026 ma non \u00e8 certo mia intenzione!<\/p>\n<p>A circa 100 m dalla terminale, questa ci sembra insormontabile. Poi man mano che proseguiamo sembra passare a sinistra, non lontano dal seracco che abbiamo sopra la testa. Siamo esposti per pochi secondi, ma se cade ci prende. La neve porta bene e possiamo esser veloci quindi passiamo un ultimo ponte effimero e ci nascondiamo sotto lo strapiombo di neve. Siamo tranquilli ora. Supero il muro di ghiaccio aggettante e mi nascondo nuovamente sotto lo strapiombo successivo. Max mi raggiunge. Con altri 40 m arrivo alle rocce e possiamo proseguire tranquillamente.<\/p>\n<p>Ora l\u2019esplorazione ci attende dove Bonatti \u00e8 sceso nella tempesta\u2026 pensare alla tragedia mi fa venire la pelle d\u2019oca. Troviamo vecchi chiodi arrugginiti e cordini sfilacciati che parlano dell\u2019epoca. Procediamo. La roccia non \u00e8 certo delle migliori e bisogna fare molta attenzione, ma ci si protegge bene e riusciamo a essere sempre al riparo dalle eventuali scariche. Con 8 brevi tiri dettati dal terreno impervio arriviamo al nevaio che conduce al colle. I raggi del sole ormai scaldano fortemente. Come sbuchiamo sul pianoro abbiamo quasi le lacrime agli occhi per lo spettacolo: siamo a 100 m in linea d&#8217;aria dai piloni del Freney\u2026 nel posto pi\u00f9 remoto del Monte Bianco al cospetto di decenni di storia dell\u2019alpinismo e di sogni d\u2019alpinisti. Ci abbracciamo e non facciamo che pensare che domani toccher\u00e0 a noi, che saremo lass\u00f9!<\/p>\n<p>Come dicevo il Sole cocente non ci d\u00e0 tregua. Siamo arrivati molto prima del previsto e aspettare la sera senza riparo \u00e8 lungo, anche perch\u00e9 il Sole si nasconde alle 17:30 (e sono le 12:00). Nei pressi del precipizio verso Nord troviamo una crepaccia terminale che fa a caso nostro. Ci infiliamo dentro, all\u2019ombra, seduti su un ponte di neve che sembra reggere e assicurati a 2 viti da ghiaccio. L\u2019ombra d\u00e0 un grande sollievo ma presto la neve comincia a colare anche dentro il crepaccio! Va beh\u2026 usciamo e prepariamo la piazzola per il bivacco. La luce cambia ogni ora e la prospettiva del panorama infinito verso le Jorasses, il Combin e il Monte Rosa cambia con essa. Sembra di essere nel mondo dei balocchi: vorremmo \u201cgiocare\u201d con ogni pezzo di roccia e neve che i nostri occhi possono vedere. Ci corichiamo sotto le stelle, davanti ai piloni. Non ci godiamo molto lo spettacolo a causa del vento che ci costringe a nascondere la testa nei sacchi, ma la nostra immaginazione sa bene dove siamo perch\u00e9 \u00e8 passata di l\u00ec tante volte!<\/p>\n<p>L\u2019indomani ci alziamo presto e partiamo con le prime luci. In un attimo siamo alla rampa che d\u00e0 accesso al canale di sinistra: l\u2019avventura comincia. Fuori dalla rampa rientro subito sul filo. Il terreno si presterebbe bene per \u201cbarare\u201d\u2026 seguendo velocemente il canale che conduce al Derob\u00e9 per poi attaccare direttamente il tiro duro, ma: 1) fa caldo e sarebbe pericoloso, 2) non se ne parla neanche, queste salite o si fanno \u201cpure\u201d o non si fanno!<\/p>\n<p>Seguiamo dunque il filo dello sperone roccioso che si mostra pi\u00f9 ripido e compatto del previsto offrendo bei passaggi di 4+. Arriviamo alla crestina nevosa menzionata nella relazione e 15 metri a destra troviamo una vecchia sosta: l\u2019unica! Dovremmo essere alla base del primo tiro duro. \u00c8 difficile capire dove passa\u2026 non ci son tracce n\u00e8 chiodi. Una rampa verso destra sembra la via migliore ma termina contro un diedro strapiombante fessurato. La relazione in effetti ne parla come V+\/A1: potrebbe anche essere! Lascio gi\u00f9 lo zaino, metto le scarpette perch\u00e9 il passaggio sembra davvero ostico. Scalo, incastro di mano e meno male che ho le scarpette perch\u00e9 mi tocca pure incastrare di piede! Per fortuna non c&#8217;\u00e8 troppo ghiaccio a complicare le cose. Proseguo ancora una decina di metri sopra al secondo terrazzo che mi ha ingannevolmente lasciato intuire una sosta comoda! Max mi raggiunge e recupera il sacco. Con gli scarponi ai piedi e lo zaino a spalle ha davvero dato del suo meglio!<\/p>\n<p>Con un breve tiro su splendido granito grigio siamo alla base di ci\u00f2 che la relazione descriveva come diedro aperto con strapiombo di ghiaccio.\u2026un tiro d\u2019antologia per la bellezza, peccato sia cos\u00ec breve. Siamo alla base del monolito rosso e capiamo subito perch\u00e9 la via non passa da l\u00ec <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.enricobonino.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/smil3dbd4d6422f04.gif\" alt=\"\" \/> Lo aggiriamo per misto delicato e troviamo facilmente i risalti che conducono al camino superiore. Arrampico su granito perfetto e non difficile, traverso su una piccola cengia e mi ritrovo sul bordo di un precipizio con di fronte il Pilone Centrale che di profilo accentua la prospettiva di vuoto e verticalit\u00e0. Guardo in su ed ecco il diedro camino con strapiombo faticoso. Ha un\u2019esposizione pazzesca\u2026 la sua base precipita nel vuoto per centinaia di metri. Qui si pongono due alternative: entrare nel camino come da relazione o salire le due fessure perfette che scorrono parallele al suo spigolo sinistro. Mentre recupero Max gi\u00e0 mi immagino a incastrare mani e piedi proprio in quelle fessure: dev\u2019esser davvero entusiasmante! Come arriva in sosta fa lo stesso ragionamento anche lui e non c&#8217;\u00e8 bisogno di parlare per decidere.<\/p>\n<p>Attacco le fessure e mi sembra di essere sul Gran Cap! Al loro termine mi ribalto nel camino e mi ritrovo incastraro nello strapiombo di uscita, pi\u00f9 impressionante che difficile. Il tiro successivo, bench\u00e9 \u201csolo\u201d di 4+ \u00e9 sicuramente nei top 3 della via! Vorremmo che non finisse mai: lame e fessure rossastre si susseguono per 60 m. Siamo ormai all\u2019altezza della cuspide della Chandelle\u2026 eh s\u00ec, perch\u00e9 durante la salita il Pilone ci d\u00e0 il senso della misura. Siamo quasi fuori! Ancora qualche tiro di misto complicato dalla neve inconsistente ci porta alla cresta del Brouillard. \u00c8 fatta, siamo fuori dall\u2019ingaggio e dalle difficolt\u00e0. Siamo altrettanto increduli di essere l\u00ec alle 15:30 del pomeriggio. Non ci resta che l\u2019ultimo sforzo per la vetta e poi scendere lungo la via normale al Monte Bianco in totale solitudine con la mente persa nel nulla.<\/p>\n<p>Rientriamo fino al rifugio Torino dove siamo accolti con cibo e bevande in abbondanza anche se l\u2019ora \u00e8 ormai tarda. La notte non pu\u00f2 che fissare le immagini della giornata tra i pi\u00f9 bei monenti di alpinismo della mia vita: un sogno che diventa realt\u00e0 fa s\u00ec che la realt\u00e0 possa continuare a farci sognare\u2026 Come ho detto prima di partire questo sarebbe stato solo l\u2019inizio: se il fisico lo concede, con Max ne faremo ancora delle belle!<\/p>\n<p>Si ringraziano gli sponsors Patagonia, Scarpa e Baroli Sport per il materiale fornito.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Freney, per la sua storia e la sua collocazione remota nel massiccio del Monte Bianco \u00e8 il sogno di ogni alpinista. Tutte le vie che percorrono questo versante escono in vetta e hanno tutte un ingaggio notevole. 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