{"id":2832,"date":"2016-09-02T09:46:09","date_gmt":"2016-09-02T07:46:09","guid":{"rendered":"https:\/\/enricobonino.devel07.com\/?p=2832"},"modified":"2020-02-14T09:47:24","modified_gmt":"2020-02-14T08:47:24","slug":"la-rossa-e-la-nera-come-i-monti-vedono-luomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.enricobonino.com\/en\/la-rossa-e-la-nera-come-i-monti-vedono-luomo.html","title":{"rendered":"La Rossa e la Nera &#8211; come i monti vedono l&#8217;uomo"},"content":{"rendered":"<p>Riporto di seguito un breve racconto inviatomi da un lettore, che trovo interessante e pertinente al tema attuale della frequentazione sconsiderata in montagna, spunto per riflessioni pi\u00f9 ampie.<\/p>\n<p>La prima volta che ho visto la neve era il 1967\/68 o gi\u00f9 di l\u00ec.<\/p>\n<p>E\u2019 stato amore a prima vista e da allora ho iniziato a sciare e tutte le Domeniche ero sulle piste da sci con mamma e pap\u00e0.<\/p>\n<p>Sono nato e vissuto a Milano fino a pochi anni fa e le piste da sci pi\u00f9 vicine sono nel territorio lecchese: Piani di Bobbio, Piani di Artavaggio, Piani dei Resinelli. Ma la passione \u00e8 cresciuta e le gite domenicale hanno iniziato a spostarsi in Val d\u2019Aosta, in Valtellina e in Alto Adige.<\/p>\n<p>Quella che all\u2019inizio doveva essere una meta riservata alla stagione invernale non ci ha messo molto tempo a trasformarsi anche in una meta per le vacanze estive e cos\u00ec, all\u2019inizio degli anni \u201970, l\u2019amore per la roccia la neve e il ghiaccio si \u00e8 stabilmente inserito nel mio cuore.<\/p>\n<p>Ho imparato a conoscere la selvaggia natura della Valle d\u2019Aosta e la romantica natura delle Dolomiti; da una parte le alte cime perennemente innevate e sopra i 4000 e dall\u2019altra gli sterminati pascoli erbosi estivi e le guglie rocciose che mi hanno sempre ricordato le guglie del Duomo della mia citt\u00e0.<\/p>\n<p>Grazie ai miei genitori ho imparato a guardare all\u2019ins\u00f9, ad ascoltare i silenzi delle valli, a sentire il profumo dei pascoli estivi e delle pinete ed ho imparato a godere della fatica di aver camminato per ore e ore solo per raggiungere una meta. E il premio per aver raggiunto la meta era un panino con il salame e una coca-cola; uno spuntino veloce e poi di nuovo in piedi per la via del ritorno.<\/p>\n<p>La sera, in albergo, si stava in compagnia e ascoltavo i racconti di chi viveva la montagna 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 e 365 giorni all\u2019anno.<\/p>\n<p>Quanto era diversa la loro vita rispetto alla nostra di cittadini; i bambini si alzavano 2 ore prima di me per scendere a valle e andare a scuola e i loro genitori si svegliavano un\u2019ora prima ancora rispetto a loro per accudire il bestiame nella stalla. Io guardavo la TV mentre loro guardavano il tramonto sdraiati in un prato profumato; io andavo a giocare a calcio mentre loro si godevano le piste da sci o i boschi con i genitori e perennemente \u201c a cavallo della mia amata montagna\u201d.<\/p>\n<p>Crescevano insieme all\u2019erba dei prati mentre io crescevo insieme ai grattacieli, loro sentivano il rumore della neve che cade silenziosa mentre io sentivo il rumore dello smog che si depositava anch\u2019esso silenzioso (almeno in quello era simile alla neve).<\/p>\n<p>Il tempo \u00e8 passato ma le cose funzionano ancora cos\u00ec lontano dalle pianure.<\/p>\n<p>Ma in tutto questo cosa fanno le montagne? Mi piace credere che anche le montagne vedano e sentano qualcosa di noi ma non ci siamo mai posti la domanda forse perch\u00e9 abbiamo un patrimonio genetico che ci certifica come essere intelligenti e che ci porta a credere di poter sapere tutto e di poter raggiungere ogni cosa che ci prefissiamo di raggiungere.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 cos\u00ec, la natura ci circonda e ci osserva; gli altri esseri viventi che popolano il pianeta ci osservano e ci studiano; studiano il modo di difendersi da noi, studiano il modo di attaccarci per difendersi, studiano il modo di farsi amare da noi, insomma siamo sempre sotto osservazione a nostra insaputa.<\/p>\n<p>Ma ancora vediamo le montagne come forme inerti della natura, come roccia messa l\u00ec da milioni di anni da qualcuno che voleva creare qualcosa di panoramico da sfruttare, una forma di natura senza vita e senza anima.<\/p>\n<p>E infatti noi giudichiamo le montagne belle o brutte, le deturpiamo ogni giorno e facciamo di tutto per prendercene possesso ferendola con chiodi, piccozze, ramponi e rifiuti. Ogni giorno manchiamo di rispetto verso questi baluardi silenti per poi disperarci ed accanirci verso di essi quando accadono tragedie che ci toccano da vicino.<\/p>\n<p>Ma la loro anima in qualche modo la racconto inventandomi un colloquio tra 2 Signore delle nostre Alpi: l\u2019Aiguille Noire de Peuterey e la Croda Rossa e che per comodit\u00e0 chiamer\u00f2 \u201cla Noire\u201d e \u201cla Rossa\u201d.<\/p>\n<p>La Noire: ciao Rossa oggi mi sento un po\u2019 stanca sai? Gli umani continuano a considerarmi maledetta quando qualcuno di loro non riesce ad abbandonarmi per tornare a casa vivo dalla propria famiglia. Eppure io faccio di tutto per avvisarli: divento gelida i inverno per tenerli lontani dal pericolo dell\u2019assideramento, ogni tanto scarico qualche sasso per ricordare loro che sono vecchia e non pi\u00f9 forte e resistente come lo ero fino a 2 milioni di anni fa<\/p>\n<p>La Rossa: vedi Nera, nessuno si ricorda che siamo qua da milioni di anni e da milioni di anni veniamo colpite dal vento, dal sole, dall\u2019acqua e dal gelo 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 e 365 giorni all\u2019anno. L\u2019et\u00e0 si fa sentire ma io, come te, amo gli uomini e non voglio che succeda loro qualcosa. Quest\u2019anno ho perso un pezzo di me stessa ma ho resistito finch\u00e8 il sentiero sottostante fosse libero dai turisti prima di crollare in un fragoroso boato che ha spaventato tutta la valle; la stessa sorte \u00e8 toccata a Cima Una in Val Fiscalina qualche anno fa.<\/p>\n<p>La Nera: hai ragione Rossa, finch\u00e8 l\u2019et\u00e0 me lo permette cerco pure io di non arrecare danni ai passanti per\u00f2 mi pesa che qualcuno pensi che io mi diverta a mietere vittime; non sono io che chiedo di essere cavalcata nonostante ci sia in arrivo un temporale d\u2019alta quota.<\/p>\n<p>La Rossa: entrambe sappiamo benissimo che la colpa non \u00e8 nostra; amo gli uomini al punto tale che in passato ho dato loro riparo dai colpi di mortaio, dalle granate e dai proiettili permettendo loro di scavare tunnel, trincee e buche dentro la mia pancia. Finch\u00e8 ho potuto li ho tenuti al caldo e lontani dalla morte ma la nulla ho potuto contro la loro stupidit\u00e0; se fossero meno avidi e assetati di \u201cgloria\u201d avrei regalato met\u00e0 del mio corpo agli austriaci e l\u2019altra met\u00e0 agli italiani senza fare distinzione. Invece mi ritrovo ridotta ad un cimitero di giovani che non hanno fatto altro che obbedire a stupidi ordini impartiti da stupidi uomini che credevano fosse facile vivere sulle mie pendici.<\/p>\n<p>La Nera: voi Dolomiti siete sempre state forti in passato, avete subito attacchi feroci e ancora mostrate le vostre ferite a chi vi visita; ma nonostante ci\u00f2 avete sempre dato riparo alla stupidit\u00e0 dell\u2019uomo ed \u00e8 forse per questo motivo che ancora oggi vi considerano le pi\u00f9 belle montagne del pianeta. Noi invece siamo i rigidi controllori della \u201cvia verso il cielo\u201d, ci considerano belle ma fredde, distaccate ed incapaci di donare calde emozioni come solo voi sapete donare.<\/p>\n<p>La Rossa: non esistono montagne pi\u00f9 belle e montagne meno belle, siamo montagne e come tali chiediamo rispetto; perdere la vita sulle nostre pendici o cadendo da un tetto \u00e8 la stessa cosa. E\u2019 la supponenza e il non osservare gli avvisi che mandiamo all\u2019uomo che miete vittime e non le nostre altezze o i nostri strapiombi.<\/p>\n<p>Sono i piccoli dettagli che fanno la differenza tra il tornare e casa e il non tornare e questi dettagli, se non considerati, diventano esponenzialmente enormi secondo dopo secondo.<\/p>\n<p>Raggiungere una meta \u00e8 sempre una sfida indipendentemente dalla grandezza dell\u2019obiettivo ma la sfida deve essere giocata con intelligenza, con informazioni che ci permettano di scoprire i trabocchetti dell\u2019avversario e che sicuramente incontreremo strada facendo.<\/p>\n<p>In tanti hanno raggiunto la meta ma in pochi ne hanno apprezzato il vero valore, il vero senso, il sentirsi fieri della propria impresa da ricordare per tutta la vita tramandandola a figli e nipoti.<\/p>\n<p>Ma oggi le mete si possono raggiungere con meno fatica di un tempo ed \u00e8 facile dimenticare lo sforzo e il pericolo da affrontare; gli incidenti si susseguono sempre pi\u00f9 velocemente ma non perch\u00e9 le montagne siano diventate pi\u00f9 pericolose da affrontare, semplicemente si sta perdendo la capacit\u00e0 di affrontarle.<\/p>\n<p>Siamo figli della generazione \u201cabbiamo studiato pi\u00f9 dei nostri genitori\u201d e quindi non servono pi\u00f9 i saggi consigli di un inutile anziano con le idee del giurassico; oggi i consigli si imparano su youtube e si sostituiscono alla pratica.<\/p>\n<p>Ma voglio avere fiducia e arriver\u00e0 il giorno in cui le persone non saliranno pi\u00f9 a Punta Helbronner o al Rifugio Auronzo indossando mocassini o tacco 12 e minigonna\u2026quel giorno sapr\u00f2 che l\u2019uomo \u00e8 riuscito ad imparare nuovamente ad ascoltare l\u2019anima della roccia e del ghiaccio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riporto di seguito un breve racconto inviatomi da un lettore, che trovo interessante e pertinente al tema attuale della frequentazione sconsiderata in montagna, spunto per riflessioni pi\u00f9 ampie. 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